martedì 4 ottobre 2016

Strade perdute (1997)

Great Movies

★★★★
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In collaborazione con la mia morosa Federica

"Dick Laurent è morto". Questa frase enigmatica scuote la vita di due coniugi. Fred (Bill Pullman) è un jazzista, mentre di sua moglie Renee (Patricia Arquette) si conosce ben poco se non che è bellissima. Il matrimonio inizia a spezzarsi gradualmente dopo l'arrivo di tre videocassette che riguardano in modo sempre più morboso la loro vita privata fino a quando Fred non viene incolpato dell'omicidio di Renee. Segregato in una cella di massima sicurezza, l'uomo è continuamente preda di fortissimi mal di testa che lo porteranno a scoprire nuovi sconvolgenti lati della sua personalità.

Guardare un film di David Lynch è come esporsi a un colpo di pistola: il grilletto può incastrarsi, ma se la pallottola riesce a fuoruscire dalla canna c'è il rischio di essere colpiti e di vedersi scardinare certezze sia valoriali che cinematografiche. Strade perdute ne è un esempio; partendo da una semplice storia di gelosia morbosa, il regista mescola le carte per far penetrare lo spettatore dal suo stesso tarlo mentale ovvero la passione amorosa. Infatti essa rappresenta per Lynch un topos sul quale interrogarsi, capace di condurre spesso, se declinata in possesso morboso, a delle conseguenze tragiche e violente. La gelosia di Fred non poggia su delle basi instabili: alla richiesta di andare ad ascoltarlo al club, la moglie risponde dicendogli che leggerà, scatenando una risposta sarcastica del marito. I suoi dubbi sono confermati la sera stessa, quando, chiamando a casa alla conclusione dell'esibizione, non riceve risposta. Dove sarà Renee? E soprattutto, con chi?

I dubbi si amplificano su più temi nel momento in cui sulle scale di casa vengono rinvenute ogni mattina per tre giorni delle videocassette anonime che ritraggono sia l'esterno dell'abitazione sia l'interno. Che siano opera di un amante rifiutato? Questo potrebbe suggerire la diversa reazione dei due coniugi: mentre Renee è visibilmente scossa tanto da affidarsi alla polizia, Fred è quasi impassibile, si potrebbe azzardare soddisfatto, perché forse ottenuta la prova del tradimento di lei. Non è un caso, infatti, che dopo una festa a casa di un amico di Renee (Andy) Fred sia particolarmente suscettibile, riempiendola di domande sull'uomo conosciuto durante la giovane età e che Fred aveva precedentemente visto uscire assieme alla moglie dal locale in cui si esibisce. In un climax di tensione ascendente il sospetto si evolve da passivo ad attivo esplodendo nell'atto più violento possibile: l'uxoricidio. Fred, in un impeto di gelosia incontrollata di cui non è completamente consapevole, sembra aver ucciso sua moglie. Lo si può vedere dall'ultima videocassetta in cui è ritratto in un bagno di sangue con il cadavere di Renee ai suoi piedi.

Nessun spettatore potrà inizialmente avere la certezza che Fred sia colpevole. E forse neanche il protagonista stesso tanto che è lui a dire ai poliziotti che preferisce ricordare le cose a modo suo, non necessitando quindi dell'uso di una videocamera. Sarà solo la sua stessa mente a rivelarsi/ci l'esatta realtà degli eventi filtrata dalle tre istanze dell'io: secondo le topiche freudiane Es, Io e Super-io. La complessità del capolavoro lynchano risiede infatti tutta in questa tricotomia narrativa ben amalgamata tanto da rendere difficile la sua scissione. L'Es appare nella prima mezz'ora del film, rappresentato da un misterioso uomo in nero con il volto bianco. Egli si presenta a Fred dicendogli di conoscersi già precisando che non si reca mai nei luoghi dove non è invitato. Lo sgomento del protagonista è dovuto al fatto che l'uomo gli comunica di essere a casa sua e lo sfida a chiamarlo. In virtù del suo ruolo psicodinamico, spinge Fred a liberare i suoi istinti più beceri e animaleschi. Ed esso stesso rappresenta la morbosità attraverso l'uso di una videocamera che nelle parti conclusive seguirà il protagonista come una minaccia (comunque interna) per ciò che ha compiuto.

L'Io emerge in tutta la sua prepotenza dopo l'incarcerazione di Fred. Egli infatti non rimane nelle sue fattezze durante la segregazione, ma viene "sostituito" da un uomo di nome Pete (Balthazar Getty), finito dentro per reati di poco conto. Incredula, la polizia è costretta a rilasciarlo. Pete lavora come meccanico in un'officina, ha l'orecchio più sensibile della città, ed è visto come una risorsa da un gangster locale. Contrariamente a Fred è altamente performante con le donne tanto da esserne circondato. In termini psicodinamici, quindi, si potrebbe definire l'ideale dell'Io, ovvero ciò che Fred vorrebbe essere ma che invece non è. Pete si scontra con un altro ideale, la trasfigurazione di Renee che prende il nome di Alice; una dark lady che nonostante l'apparente interesse per il ragazzo conferma e racchiude con una frase finale tutte le paure di Fred ("Tu non mi avrai mai").

In ultimo vi è il Super-io rappresentato dal gangster che ha Pete sotto la sua ala protettiva (un indimenticabile Robert Loggia) e che nella mente di Fred è la trasfigurazione di Dick Laurent, l'uomo annunciato come morto all'inizio del film. La sua funzione normativa e regolatrice emerge chiaramente in due scene (di cui una gustosissima): inizialmente prende di mira un automobilista scalmanato a cui ricorda alcune regole del codice stradale; successivamente avvisa Pete che Alice è di sua proprietà e che ammazzerebbe chiunque avesse intenzione anche solo di sfiorarla. Paradossalmente sarà proprio lui a morire per primo per mano di Fred stesso spinto dall'Es (che gli passerà l'arma del delitto). La sua morte, annunciata al citofono da Fred a se stesso nella scena precedente il grandioso finale, sancisce la morte del Super-io e la liberazione totale dell'Es che potrà quindi macchiarsi del più crudele dei delitti.

In una narrazione opposta a quella, basata su una tematica similare, della sua più recente pellicola Mulholland Drive, il film dà spazio a un finale cromaticamente lynchano: inseguito dalla polizia (o dalle sue due istanze rimaste) Fred si immerge in un vellutato blu nel buio della notte urlando e contorcendosi dal dolore provocato dalle scosse elettriche a cui è condannato per il suo omicidio. Allo spettatore rimane solo questa lunga strada solitaria a cui si giunge dopo la perdita delle lost highways del protagonista, da percorre con un bagaglio di riflessioni e inquietudine che lascia senza fiato.

2 commenti:

  1. Un film misterioso ed inquietante, che con Velluto blu a mio parere ha fatto germogliare il meglio del Lynch "visionario" di Mulholland e Inland Empire. ;)

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