martedì 25 agosto 2015

Invisible Monsters di Chuck Palahniuk


Questa non è una recensione che fa "e poi, e poi, e poi" ficcatelo bene nella testa. Non sarà affatto lineare, passerà di palo in frasca allegramente come una bambina che gioca ai giardinetti mentre la mamma si fa la manicure o spettegola con le amiche. Se vuoi una critica letteraria, guarda, prendi per mano chiunque tu abbia vicino, e recati in un posto diverso da questo in cui stai curiosando ora. Se ne vuoi una profonda allora fai prima a guardare in fondo a un pozzo. Se invece vuoi un qualcosa di superficialmente incrinato che ti dica cosa diamine leggerai, senza riflessioni troppo cariche di veli di chiffon coprenti, beh, allacciati la cintura, e salta con gli occhi dopo il punto. 

Vai a quando leggo l'incipit sul treno mentre è fermo a una delle tante stazioni lungo il tragitto che devo percorrere: "Ecco dove dovresti essere, a un grande ricevimento di nozze in una enorme villa di West Hills, composizioni floreali e funghi farciti sparsi per tutta la casa. Questa si chiama ambientazione di scena: dove ci sono tutti, chi è vivo, chi è morto. Questo è il grande momento di Evie Cottrell al suo ricevimento nuziale. Evie è in piedi a metà della grande scalinata nell'atrio della villa, nuda dentro quel che rimane del suo vestito da sposa, col fucile ancora in mano. Quanto a me, io sono in piedi, ma solo fisicamente, in fondo alle scale. La mia mente chissà dov'è". So dov'è la mia, però: all'inizio di Kill Bill. Nancy Sinatra mi canta Bang Bang. Il treno riparte. Metto via il libro. So che l'occhio in copertina continua a fissarmi da dentro la borsa di carta. 

Torna a quando ho acquistato Invisible Monsters di Chuck Palahniuk. 13 agosto. Feltrinelli Express. Stazione Milano Centrale. Quaranta minuti a disposizione prima di prendere la Freccia che mi porti sempre più vicino all'unica persona per la quale il cuore mi batte così forte (il così è accentuato più dell'aggettivo). Pesante trolley a seguito che spingo manco fosse un mulo recalcitrante tra le corsie della libreria spoglia di umane genti. Su di un tavolo, tra un Hemingway (sopravvalutato) e un Kerouac (leggerò Sulla strada quando ci starò sdraiato come una striscia pedonale) spicca lui, Palahniuk, "quello di Fight Club", il cui Cavie ho abbandonato dopo una settantina di pagine. Tutti si meritano una seconda chance, no? Afferro il libro con la testa fasciata e l'occhio truccatissimo in copertina che mi fissa, prendo al volo un Philip K. Dick che mancava alla mia collezione, pago, corro fuori, e arrivato al binario salgo sulla Freccia sperando sia scagliata a tutta velocità da quell'elfo con i capelli alla Lady Gaga normal-style di cui ora mi sfugge il nome. 

Ora vai alla protagonista di questa storia: Shannon McFarland. Una modella bellissima che ha tutto: un fidanzato (Manus), un lavoro in cui è fenomenale e una migliore amica (Evie). Un giorno però mentre è in auto gli arriva dritta in faccia una fucilata che le porta via la mandibola. Mutilata per sempre. Incapace di parlare se non per frasi incomprensibili tipo "fghrt ghriwi otyrsn". Come se non bastasse il fidanzato, dopo aver visto in che condizioni è ridotta, la molla, mentre la migliore amica ne approfitta subito per "prendere in prestito" i suoi abiti, sformandoli tutti, mostrandosi peraltro distaccata come un obiettivo fotografico. Dammi un volto interrogativo. Flash. Chi cazzo l'ha ridotta così? Flash. 

Torna indietro ai momenti in cui sono sulla Freccia. Prima classe. Niente aria condizionata. Ci vogliono morti? A ogni stazione tiro fuori dalla borsa il libro e ne leggo uno stralcio. Che stile, questo Chuck. Sembra che voglia ballare un tango scatenato con il lettore. Lui che ti si abbarbica addosso come un polpo o come centinaia di anguille elettriche. Intanto il treno ha 34 minuti di ritardo. "Trenitalia è così invidiosa di noi che non ci vuole far incontrare" dice il mio amore. Ehy, Trenitalia. Ho un Palahniuk nella mano destra e non ho paura di usarlo. 


Vai assolutamente alla suprema Principessa Brandy Alexander che Shannon incontra durante la sua degenza in ospedale: una transgender a cui manca l'ultima operazione per dare all'anima femminile il suo corpo adeguato. E così favolosamente favolosa che, dopo averle scritto dell'incidente che l'ha orribilmente sfigurata, le risponde dicendo "cara, la tua calligrafia è terribile". Dammi ammirazione. Flash. Dammi un on the road folle con due protagoniste (a cui si aggiunge un certo Seth) che trafugano i medicinali dalle ville in vendita, parlano della vita, di Dio, delle scelte che farebbero le persone messe di fronte a un viaggio o a un set da salotto mentre le loro identità sventolano dal finestrino come lunghe sciarpe o bandiere di paesi saccheggiati. Beh, ce l'hai aperto davanti agli occhi. Flash.


Quando scopro chi è veramente Seth. Chi è veramente la Principessa Brandy Alexander. La verità su tutti e nessuno. Non è Shannon ad aver ricevuto la fucilata, ma sono io, io la vittima di Palahniuk, che cerca a terra i denti e i frammenti sanguinolenti franati dalla faccia con la frenesia di un sarto a cui gli si è staccata una spallina due minuti prima della consegna dell'abito. Questo libro è la leggendaria pistola fallace del film The Mexican: quando premerete il grilletto la pallottola vi si conficcherà nel cranio. 

Vai all'apparire che surclassa l'essere. Fatto? Bene, ora immagina l'apparire come il vestito haute couture completamente in fiamme addosso al corpo attentamente modellato di una ragazza da copertina di Vogue, Glamour, Marie-Claire ed Elle all'interno di un set stile Hollywood la quale è abituata a prendere gli ordini da un fotografo che gli dice in continuazione che cosa deve provare di fronte l'obiettivo affamato di pose. "Puoi mantenere un sorriso autentico solo per un po', dopodiché è solo denti". Fatto anche questo? Molto bene, sei come la modella, hai visto? Sta di fatto che se ti sforzi un po' puoi vedere in un angolo un po' in ombra del set un tipo che se la ride mentre ripone nella borsa l'alcol e i fiammiferi. Non devo dirti chi è. Lo sai già. 

"Quando capisci" dice Brandy "che quella che racconti è solo una storia. Che non sta più succedendo. Quando realizzi che la storia che stai raccontando sono solo parole, quando puoi sbriciolarla e gettare il tuo passato nel secchio dell'immondizia" dice Brandy, "allora riusciremo a capire chi sarai". E tu, che sei arrivato fin qui grazie a un'iniezione endovenosa di pazienza, chi diamine sei? Quale esecrabile azione compiresti pur di ricominciare da capo una nuova vita? Ma soprattutto: ne avresti il coraggio? Dammi un altro libro come Invisible Monsters. Flash. Dammi Palahniuk che mi deve restituire la mandibola. 

6 commenti:

  1. Riscitissima rece ciuppata di prosa chiukkiana. Peccato che quella superchecca m'abbia stomacato nei '90..Sa ancora scrivere.

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    1. Ti ha stomacato già con Fight Club? E comunque stai parlando con uno dei pochi che non considera affatto il film di Fincher un capolavoro, il tuo giudizio in merito?

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    2. Iessah...Sul film dici? Sopravvalutato... ma sia Northon che Pitt devono a quei due personaggi le loro migliori intepretazioni successive.

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    3. Tyler Durden è uno dei personaggi che più detesto in assoluto quindi ho paura che il libro mi stomachi come il film.

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  2. Mai letto nulla di Palacoso. Non so perché ma mi sta sulle scatole un po' a pelle .___.

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    1. Prova a leggere questo, poi mi dici ;)

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