domenica 10 febbraio 2013

I racconti di Pynchon

Un lento apprendistato di Thomas Pynchon


Fonte foto: www.ibs.it

Prima di iniziare questa breve recensione, vorrei dire a coloro che hanno coniato l'odioso termine postmoderno e tutti quelli che ancora continuano a definire Thomas Pynchon o Don Delillo dei maestri del Postmodernismo, di andare letteralmente a fare in cuccuruccucu. Scrittori quali i due sopracitati, ma anche i grandi Philip Roth e Cormac McCarty, si sono fatti il mazzo più costoso di rose rosse (sono gentile oggi) per essere liberi di scrivere quello che desideravano scrivere, senza incanalarsi in correnti letterarie da antologie di scuole medie e superiori. E con questo chiudo, ma non passo.
Un lento apprendistato raccoglie i cinque racconti che Pynchon ha scritto fra il 1958 e il 1964 più la bellissima introduzione che lui scrisse ai suoi stessi racconti, criticandoli e guardandoli da scrittore che è migliorato con il tempo, ma soprattutto con buona volontà, impegno, sudore e costanza.
I primi quattro racconti - La pioggerella, Terre basse, Entropia, Sotto la rosa - sono brutti, senza tanti giri di parole inutili. Forse Entropia - quello più famoso, inserito in diverse antologie americane -, tra i quattro, è il più interessante, dove spiccano alcune passaggi molto ben scritti. 
Il quinto racconto - L'integrazione segreta - è il più bello. Lo considero un dei pochi racconti perfetti che ho avuto la fortuna di leggere: scritto benissimo, i personaggi ben caratterizzati, lirismi alla Pynchon e una storia di fondo molto interessante, che riflette sulla discriminazione, sul razzismo e sulla voglia di riscattarsi dei più deboli.
Buona lettura.

Denny B.



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