venerdì 16 maggio 2014

Alabama Monroe - Una storia d'amore

Alabama Monroe

½

Elise Vandevelde (Veerle Baetans) e Didier Bontnick (Johan Heldenbergh) sono rispettivamente una tatuatrice e un suonatore di banjo in un gruppo bluegrass al quale lei si unirà come cantante quando sboccerà la loro storia d'amore passionale che darà vita a una splendida bambina, Maybelle, che sembra essere la degna conclusione di un cerchio di felicità. Ma dopo il sesto anno di compleanno la piccola Maybelle comincia a soffrire di problemi di salute morendo di tumore un anno dopo lasciando nella disperazione i due genitori il cui rapporto s'incrina inesorabilmente. 



Come spiegare la morte a una bambina in lacrime che tiene in mano un uccellino senza vita dopo essersi schiantato contro il vetro della terranda? Come dire che dopo aver sotterrato la propria creaturina, incredibile ma vero, si continua a sopravvivere senza risultare un cinico bastardo senza un briciolo di umanità? Come spiegare che Alabama Monroe di Felix Van Groeningen è un film talmente finto che non ha ingannato neanche lontanamente un piagnone come il sottoscritto? Come fare a dire che l'unica nota piacevole del film belga è la colonna sonora? Ma soprattutto: spiegatemi dove avete trovato la meraviglia in tale cumulo di luoghi comuni perché non riesco a venirne a capo se non con uno sbuffo e un girare la schiena accompagnato da un "Fate un po' quello che volete".



Partiamo dai due protagonisti: Elise (sembra Emma Marrone messa in lavatrice e stesa ad asciugare) gestisce un negozio di tatuaggi e neanche a dirlo ha il corpo bianco e lattiginoso coperto di tatuaggi ognuno simboleggiante un'emozione o un avvenimento importante della sua vita e canta pure bene infatti è quel membro che mancava al gruppo bluegrass di Didier (sembra Pierfrancesco Favino messo a stecchetto), il suo fidanzato e poi marito, presumibilmente un nullafacente, affascinato dal mito del sogno americano.



Nasce la bambina, Maybelle, vivace e curiosa, tutto sembra perfetto invece si ammala di tumore e muore e via con la sequela di attribuzione di colpe: è colpa delle lenzuola non pulite, è colpa di qualcosa che ha mangiato, è colpa del ramo genealogico di Didier, è colpa di Elise che fumava nei primi tre mesi di gravidanza, no è colpa di Didier che manco lo voleva un figlio e che mentre il parto era ubriaco fradicio (salvo essere assolutamente sobrio quando le acque si sono rotte); o forse è colpa del cinema che si è preso sempre più libertà di narrare il dolore umano in tutte le sue forme più crude.



Alabama Monroe, oltre a sfoggiare il dolore ci specula sopra tirando fuori dal suo misero inventario una mossa furbetta ovvero una narrazione saltellante da passato a presente e da presente a passato così da affiancare alle lacrime dei genitori il sorriso della bambina o le stelle luminose nel cielo buio. Per non parlare di Elise che si fa cambiare legalmente il nome in Alabama, come se il cambio di nome fosse una cura adeguata alla perdita di una figlia, ma anche questa è una mossa stucchevole che ha la presunzione di essere profonda, e neanche voglio soffermarmi sulla patetica scenetta soprannaturale che vede Elise/Alabama guardare il suo stesso corpo intubato e bisbigliare all'orecchio di Didier cosa? di lasciarla andare? Beh, sì.



Allora, di film crudi e spietati ce ne sono molti e pure capolavori, basti citare Million Dollar Baby e Mystic River di Clint Eastwood o il più recente Amour di Michael Haneke. Alabama Monroe è sì crudo, ma non ti permette mai di empatizzare veramente con i personaggi. E' come una vetrina del dolore. Come se volesse a tutti i costi tirar fuori dallo spettatore le sue preziose lacrime. Ti sbatte in pieno viso una storia tragica senza impegno, senza neanche un accorgimento estetico audace che provi si stia guardando del cinema (o che si abbia voluto fare del cinema). Il regista condisce la sua pellicola con situazioni che sanno ormai di muffa: l'uccello che sbatte contro il vetro e muore, i litigi dei due genitori che s'incolpano l'un l'altro o il tentativo di suicidio da parte di lei. Alabama Monroe di Felix Van Groeningenè un film mediocre e così stantio che io, critico cinefilo che si commuove per un nonnulla, non ho versato neanche mezza lacrima. La mia elevata sensibilità si è accorta di essere di fronte a un artefatto di luoghi comuni finalizzati solamente alla lacrima facile. Alabama Monroe potrà piacere molti, piace già a molti, e non li giudicherò affatto perché ognuno ha il proprio metro di sensibilità e va rispettato. A me non è piaciuto. E non mi piacerà mai. 




Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):


Titolo originale: The Broken Circle Breakdown
Paese di produzione: Belgio
Anno: 2012
Durata: 111 min
Generedrammatico
Regia: Felix Van Groeningen
Soggetto: Johan Heldenbergh e Mieke Dobbels
Sceneggiatura: Felix Van Groeningen e Carl Joos
Distribuzione (Italia): Satine Film
Fotografia: Ruben Impens
Montaggio: Nico Leunen
Musiche: Bjorn Eriksson
Scenografia: Kurt Rigolle

Interpreti e personaggi:
Johan Heldenbergh: Didier Bontnick/Monroe
Veerle Baetens: Elise Vandevelde/Alabama
Nell Cattrysse: Maybelle
Geert van Rampelberg: William
Nils de Caster: Jock
Robby Cleiren: Jimmy
Bert Huysentruyt: Jef
Jan Bijvoet: Koen
Blanka Heirman: Denise

Doppiatori italiani:
Alberto Angrisano: Didier Bontnick/Monroe
Valentina Carnelutti: Elise Vandevelde/Alabama
Arianna Vignoli: Maybelle

Denny B.


7 commenti:

  1. Ahahah Favino messo a stecchetto è insuperabile! XD
    Io, come sai, condivido tutto!!! ;-)

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    1. C'assomiglia tantissimo. Separati alla nascita ;)

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  2. E io invece no, il film mi è piaciuto molto xD

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    1. Vedo anche dalla tua foto che ti è piaciuto.

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  3. Per me, uno dei più sinceri, diretti e coinvolgenti film dell'anno.
    Mi ha stupito il fatto che abbia diviso così tanto, ma all'epoca, del resto, l'aveva fatto anche Million dollar baby.

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    1. Sincero? E' furbo e raggiunge in certi punti un livello patetico insopportabile.
      Se all'epoca del film di Clint avessi avuto la padronanza linguistica che ho ora avrei tagliato le dita a chiunque avesse avuto il coraggio di scriverne male.

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  4. Gurada, concordo tutti i punti dolenti che hai citato, ma proprio quelle due scene che tu ritieni brutte a me sono piaciute molto. Ma è anche questo il bello del cinema, ovvero il recepire le cose in maniera diversa :D

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