mercoledì 25 giugno 2014

SIDNEY LUMET DAY: QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI

Quel pomeriggio di un giorno da cani

★★★★

Tre rapinatori mettono in atto il loro piano: rapinare una banca poco prima dell'ora di chiusura. Ma subito avviene un imprevisto: il membro più giovane della banda non se la sente di puntare la pistola contro la guardia e abbandona il colpo. Rimangono in due: Sonny (Al Pacino) e Sal (John Cazale), ma le sorprese non sono finite perché nella cassaforte sono rimasti solo un migliaio di dollari; la cassiera conferma che poco prima è passato il portavalori a ritirare l'incasso. I due ritirano quello che trovano ma poco prima di uscire dalla banca ricevono una telefonata dalla polizia municipale schierata fuori dall'edificio che li tiene sotto tiro. Allora Sonny decide di prendere in ostaggio tutti i dipendenti della banca, pronto a trattare con le forze dell'ordine. Quella che doveva essere una rapina da pochi minuti si trasforma in uno sfiancante pomeriggio di canicola.



Io e la combriccola di blogger più competente e simpatica dell'internet torniamo oggi 25 giugno a celebrare un grande regista che ha regalato film celebri quali Quinto potere, Serpico, Assassinio sull'Orient-Express e Onora il padre e la madre, un regista che ha saputo destreggiarsi nel genere giudiziario fino a diventarne un maestro. Non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di riguardare e recensire un film con Al Pacino, se lo avessi fatto non sarei più stato capace di guardare per due o tre giorni il suo ritratto egregiamente ricamato da mia madre che tengo proprio di fronte all'entrata di casa mia. Quindi eccomi qui a parlarvi di un cult assoluto degli anni '70, diretto con mano sapiente da Sidney Lumet e scritto brillantemente da Frank Pierson: Quel pomeriggio di un giorno da cani



Tre uomini entrano in una banca. Il primo, coi capelli lunghi e un vestito rosso, si dirige alla scrivania del direttore e da una valigetta ventiquattrore estrae un piccolo mitragliatore e gli intima di fare come se niente fosse. Intanto un secondo uomo, Sonny, con una lunga scatola bianca e fiocco blu, è entrato in banca e finge di compilare un modulo. Un terzo si avvicina a questo e gli sussurra che non se la sente più, ma è troppo tardi, Sal, quello coi capelli lunghi ha già tirato fuori l'arma. Non si torna più indietro. Sonny estrae dalla scatola in maniera parecchio impacciata una carabina dell'esercito e la rapina ha inizio. Soldi nella cassaforte però ce ne sono pochissimi. Nei cassetti ancora meno. I due stanno per andarsene con un magro bottino quando la telefonata delle polizia è totalmente inaspettata. E io penso: come farà Sonny a reggere la pressione di una trattativa con le forze dell'ordine? Uno che ha improvvisato una rapina senza maschere o passamontagna sul volto, con un atteggiamento agitato e un "cazzo" ogni tre frasi, non ce la farà mai a restare calmo e ad analizzare la situazione. Persino una cassiera dice loro "Ma non avevate un piano?". No, lui e Sal crolleranno e finiranno col fare una strage, lo so.



E' davvero sorprendente il modo in cui Sonny riesca invece a tenere tutto sotto controllo anche con l'agitazione e l'ansia tipica di un topo in trappola ma che scorge in lontananza una luce seppur fioca. E poi qualcuno mi corregga se sbaglio, ma sono convinto che questo sia il primo (non so se unico) film in cui gli ostaggi di una rapina non sono dei quarti di bue lasciati a fare la muffa supini sul pavimento con le mani dietro la testa. Anzi gli ostaggi sembrano divertirsi nel passare ore diverse da quelle grige solite dietro le casse e in mezzo ai moduli da compilare: la capocassiera (una tostissima Penelope Allen) fuma per la prima volta, un'altra azzarda un azione militaresca con la carabina dietro insegnamento dello stesso Sonny, e mentre tutti in un modo o nell'altro cercano di ignorare il fatto che siano ostaggi, c'è Sal, che scruta la situazione in silenzio, con il mitragliatore in mano, non togliendosi mai la giacca, pur con questo caldo infernale. Mi è impossibile dimenticare John Cazale nel suo penultimo ruolo da non protagonista. Sonny a un certo punto gli chiede in quale nazione vorrebbe andarsene e Sal risponde "Mi piacerebbe andare in California", ignorando il fatto la California non è una nazione, e all'inizio del film Sonny urla "Sal, dove sei?" quando è solo in fondo alla banca che tiene sotto tiro gli ostaggi. Ecco, John Cazale è quel "dove sei?" in un cerchio di cinque persone che si fanno gli affari loro. Quella presenza fondamentale che placa l'ansia da protagonista. Al Pacino fissa negli occhi John Cazale e l'egoismo scenico è solo una frase detta per chiudere un periodo. Ha interpretato sempre lo stesso ruolo, John Cazale, e ogni volta in maniera diversa.   


La prima volta in cui Sonny esce dalla banca per incontrare il tenente Eugene Moretti urla alla folla "Attica! Attica! Attica!" (una delle frasi più famose della storia del cinema) che risponde a sua volta col nome di questa prigione dove negli anni '70 ci fu una rivolta carceraria tristemente celebre: molti carcerati presero in ostaggio secondini e dipendenti del carcere per protestare contro le condizioni disumane in cui erano costretti a vivere e il governo decise di fare intervenire forze speciali ed esercito per mettere a tacere la rivolta e uccisero brutalmente senza distinzione di innocenza e di colpevolezza. 



Le televisioni del paese riprendono le incursioni esterne di Sonny in quest'odissea pomeridiana fino a diventare la star del momento e l'eroe degli omosessuali perché Sonny oltre a essere sposato e con figli ha anche un amante, Leon, che desidera compiere l'operazione per il cambio di sesso. Questo è il principale motivo che l'ha spinto a compiere la rapina: non per arricchimento, non per fare un favore a un pezzo grosso, bensì per dare a Leon i soldi necessari all'operazione e pagare alcuni debiti e mantenere la famiglia. Sonny è un uomo tremendamente umano, buono e leale con gli amici, disperato in mezzo a un mondo che non ti offre opportunità di lavoro e di crescita personale. Sonny pare scappare da qualcosa. Dalla morte, forse. "Sto morendo, io sto morendo qua" dice ad Angela, la moglie logorroica che non è manco venuta lì davanti alla banca a vedere come stava. Sua madre l'ha fatto, solo per criticare Angela ("Se ti avesse soddisfatto a dovere non avresti mai cercato conforto in un uomo"). O forse sta solo scappando da una condizione di solitudine che gli rende l'aria irrespirabile a differenza di Sal che ha imparato a conviverci. Sonny è un eroe buono e moderno. Uno dei personaggi cinematografici più grandi di tutti i tempi. E interpretato splendidamente, neanche a dirlo, da un Al Pacino nel pieno del suo genio recitativo. 


Ecco gli altri blog, oltre al mio, che partecipano al Sidney Lumet Day:

Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):

Titolo originale: Dog Day Afternoon
Lingua originale: Inglese
Paese di produzione: Stati Uniti
Anno: 1975
Durata: 124 min
Generedrammatico, crimine, thriller
Regia: Sidney Lumet
Soggetto: P.F. Kluge e Thomas Moore nell'articolo The Boys in the Bank su Life
Sceneggiatura: Frank Pierson
Produttore: Martin Bregman, Martin Elfand
Casa di produzione: Artists Entertainment Complex
Distribuzione (Italia): Warner Bros.
Fotografia: Victor Kemper
Montaggio: Dede Allen
Tema musicale: Amoreena di Elton John
Scenografia: Charles Bailey
Costumi: Anna Hill Johnstone
Trucco: Reginald Tackley

Interpreti e personaggi
Al Pacino: Sonny Wortzik
John Cazale: Salvatore Naturile
Charles Durning: Eugene Moretti
James Broderick: Agente federale Sheldon
Penelope Allen: Shirley Ball
Beulah Garrick: Margaret
Carol Kane: Jenny, il topolino
Chris Sarandon: Leon Shermer
Sully Boyar: Mulvaney
Sandra Kazan: Deborah
Lance Henriksen: Agente Murphy

Doppiatori italiani:
Giancarlo Giannini: Sonny Wortzik
Rodolfo Traversa: Salvatore Naturile
Angiolina Quinterno: Margaret

Edoardo Nevola: Leon Shermer

Denny B.












7 commenti:

  1. Ho sempre voluto guardarlo e non ci sono mai riuscita, dev'essere teso da morire e ovviamente bellissimo! Recupero!!

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  2. povero John Cazale, morto giovanissimo dopo una manciata di film memorabili

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  3. Mi manca, come quasi tutti i Lumet...

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  4. Questo Lumet+Pacino mi manca colpevolissimamanete. Buon Lumet Day

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  5. Pure questo finisce tra i primi della lista di Lumet da vedere, che sono tanti tanti tanti... decisamente troppi!

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  6. Visto una volta sola, gran bel film e Cazale... Peccato, aveva davanti a sé una carriera memorabile! Grazie per aver organizzato il day!!! ;-)

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  7. L'ho visto solo un paio di volte in televisione, eppure me lo ricordo benissimo questo film: un vero cult! Anche questo oggetto di innumerevoli tentativi di imitazione... è incredibile, leggendo tutte le recensioni che abbiamo scritto, il numero di bellissimi film diretti da Lumet. Sono quasi tutti dei cult, a dimostrazione della grandezza di questo cineasta, troppo spesso dimenticato.

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