venerdì 20 giugno 2014

The Congress

The Congress


★★★½

Robin Wright è un attrice in declino con un figlio, Aaron, affetto da una rara sindrome, e una figlia adolescente, che accetta, dietro l'insistenza del suo storico agente Al (Harvey Keitel), di cedere i diritti di sfruttamento della propria immagine alla Miramount Pictures che la scannerizzerà al fine di creare un suo avatar digitale. Come parte del contratto lei si impegna a non recitare mai più e lo studio potrà utilizzare il suo avatar in qualsiasi film per vent'anni. Allo scadere del tempo concordato Robin Wright viene invitata come ospite d'onore al Congresso Futurista che si tiene all'Hotel Miramount ad Abraham City, una zona riservata all'animazione, dove tutto si trasforma in un'allucinazione fantastica.


Dovete sapere che io amo le sorprese. Quelle che proprio non ve le aspettereste neanche se steste mesi a immaginarvele e a provare dentro di voi le espressioni che fareste se vi arrivassero come fulmini in un sereno cielo d'estate. Neanche a dirlo quelle cinematografiche sono le mie preferite. E neanche a dirlo, vedendo il trailer di The Congress, non mi sarei aspettato nulla, al massimo un esperimento di un regista col camice e i capelli schizzati in aria. Invece siamo di fronte a uno dei film più interessanti dell'anno che chiunque ha il diritto e il dovere di ammirare. 


Protagonista di The Congress di Ari Folman è Robin Wright, attrice che ha debuttato ne La storia fantastica e consacrata alla fama per il ruolo di Jenny in Forrest Gump, e che ora sta passando un periodo di declino, dopo anni di insuccessi, film sbagliati, e dell'aggravarsi della malattia di cui soffre suo figlio Aaron, una sorta di sordità che lo porterà alla cecità, però a detta del Dr Barker è un ragazzo dalla mente sviluppatissima che sente e capisce, ad esempio, la parola "licenziamento" ma dice invece "isolamento". L'agente di Robin Wright è Al, che ha sopportato le sue paturnie tipiche delle attrici con pazienza e che le è sempre stato vicino nei momenti bui e che ora cerca di convincerla a firmare quello che è l'ultimo contratto della sua vita offerto da uno dei dirigenti della Miramount Pictures: cedere i diritti d'immagine e farsi scannerizzare al fine di creare un proprio avatar digitale da utilizzare in tutti i film futuri. 


Quasi tutti gli attori di Hollywood hanno firmato il contratto. Devono farlo se vogliono continuare a vivere sul grande schermo. Robin dopo vari tentennamenti, dopo aver detto ad Al che vuole continuare ad avere la libertà di scegliere quale ruolo interpretare, e dopo essersi sentita dire da Al che questa è la via per essere finalmente libera dalle case di produzione che spesso ti dicono come devi apparire, accetta di farsi scannerizzare in quella che è la scena più bella del film: mentre Al (un Harvey Keitel in splendida forma) racconta a Robin, chiusa all'interno di una capsula dotata di potenti flash, come a soli dieci anni faceva l'agente sfruttando le debolezze e le paure dei più sfortunati lei ride e piange e si rabbuia e tutte le sue emozioni vengono catturate e registrate per sempre su un chip. Se la seconda parte, che andrò a raccontarvi brevemente, avesse avuto la stessa lucidità emotiva di cui è dotata la prima sarebbe stato un film assolutamente perfetto.


Dopo vent'anni Robin è l'ospite d'onore all'Hotel Miramount ad Abraham City dove si tiene un Congresso Futurista. Prima di entrare nella zona animata è costretta a inalare da un'ampolla una sostanza che la rende una figura cartoonesca. Questo mondo animato descritto da Ari Folman ricorda vagamente quello di Chi ha incastrato Roger Rabbit?, con l'aggiunta in seguito di abbellimenti e realismi magici che distolgono l'attenzione dalla trama impostata fin dal primo fotogramma. Il design grafico è gradevole e il futuro delle star s'infittisce: Jeff Green, un perentorio e martellante avido direttore della Miramount, vuole che Robin firmi un nuovo contratto perché presto il cinema sarà un vago ricordo: ora gli studi cinematografici e la Miramount Nagasaki hanno trovato la formula della libera scelta. Gli attori diverranno una sostanza che la gente potrà bere per immaginarli nella vesta che più aggrada loro. Robin accetta di parlare al congresso dopo l'intervento del presidente della Miramount Nagasaki (chiara parodia di Steve Jobs), ma la situazione degenera dopo l'attentato che coinvolge proprio il presidente e una ribellione della quale non si capisce chi siano gli interessati. 


E anche il film incassa un duro colpo perché il regista perde la bussola e si lascia andare a elucubrazioni, allucinazioni, situazioni poco chiare che hanno amareggiato il gusto dolce e fresco che ho avuto sulla lingua vedendolo. Robin viene congelata per un lungo periodo di tempo e al suo risveglio trova ad attenderla Dylan, l'uomo che si è occupato della sua lei digitale e che l'ha salvato dopo i tafferugli all'Hotel Miramount. La porta a New York: una città in cui ognuno è libero di scegliere ciò che vuole essere. Una colorata e incredibile Festa Chimica. Ho trovato gratuita la scena di sesso, che non aggiunge nulla alla trama, neanche al rapporto superficiale con Dylan, innamorato di lei da quando ha messo le mani sul suo avatar. Dall'altra parte della Festa Chimica c'è un altro mondo dove chi non ha voluto unirsi a loro attende la morte nella povertà e disperazione d'animo. 


Robin si reca in questo luogo alla ricerca di suo figlio Aaron ingoiando una pillola conservata a lungo da Dylan. Robin chiede notizie del figlio al Dr. Barker e viene a scoprire che Aaron, dopo aver aspettato sua madre per anni, sei mesi fa ha deciso di recarsi dall'altra parte. Robin non ha nulla da perdere quindi prende una fiala che la farà tornare da dove è venuta anche col rischio di non riuscire a trovare suo figlio. Geniale e commovente la scena finale che si presta a diverse interpretazioni. The Congress è un film sperimentale e ambizioso che riflette sul cinema e sulla libertà di scelta. E' un peccato che non si possa parlare di un capolavoro. Ari Folman non pecca di pretenziosità, ma di scarso controllo della sua stessa opera che avrebbe potuto porre delle Colonne d'Ercole difficilmente oltrepassabili dai registi futuri.  


Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):

Titolo originale: The Congress
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: USA
Anno: 2013
Durata: 122 min
Genereanimazione, fantascienza
Regia: Ari Folman
Soggetto: Stanisław Lem
Sceneggiatura: Ari Folman
Produttore: Sébastien Delloye, David Grumbach, Eitan Mansuri, Diana Elbaum (co-produttore)
Produttore esecutivo: Jeremiah Samuels
Casa di produzione: Bridgit Folman Film Gang, Pandora Film, Opus Film, ARP Selection, Entre Chien et Loup, Paul Thiltges Distribution
Distribuzione (Italia): Wider Films
Fotografia: Michal Englert
Montaggio: Nili Feller
Effetti speciali: Roli Nitzan
Musiche: Max Richter
Scenografia: David Polonsky

Interpreti e personaggi:
Robin Wright: Robin Wright
Harvey Keitel: Al
Kodi Smit-McPhee: Aaron Wright
Danny Huston: Jeff
Sami Gayle: Sarah Wright
Michael Stahl-David: Steve
Paul Giamatti: Dott. Barker
Sarah Shahi: Michelle
Evan Ferrante: Tom Cruise
Michael Landes:

Doppiatori italiani:
Emanuela Rossi: Robin Wright
Ennio Coltorti: Al
Ruggero Valli: Aaron Wright
Massimo Corvo: Jeff
Emanuela Ionica: Sarah Wright
Patrizio Cigliano: Steve
Franco Mannella: Dott. Barker
Roberto Chevalier: Tom Cruise

Massimo Lopez: Bobs

Denny B.


3 commenti:

  1. Cacchius, devo assolutamente vederlo!

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  2. Anche se nel finale perde di coesione è indubbiamente uno dei film più particolari e belli che abbia visto negli ultimi tempi!!

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