mercoledì 23 aprile 2014

Holy Motors: impossibile parlarne, impossibile non guardarlo

Holy Motors


★★★★

Holy Motors narra ventiquattro ore della vita di Oscar, un uomo che cambia identità in continuazione e che viene scortato tra le strade di Parigi da una misteriosa donna bionda di nome Céline alla guida di una limousine bianca. All'inizio Oscar è un padre di famiglia che salito sulla sua auto con autista sembra andare a una riunione d'affari, invece pettina una parrucca grigia e quando l'auto si ferma se ne esce fuori ingobbito e vestito di stracci travestito da vecchia che si mette a chiedere l'elemosina ai passanti che ignorano il suo bicchiere teso verso di loro. Qui lo spettatore entra nel tunnel e non vedrà più la leggendaria luce che appare di solito in fondo ad esso. 


Di Holy Motors è impossibile parlarne. Perché se da una parte sono portato a raccontarvelo dall'inizio alla fine inserendo tutta la vasta gamma di emozioni che mi ha suscitato dall'altra non vorrei dirvi nulla se non "Guardatelo!" con tanto di punto esclamativo. Non vorrei dirvi troppo ma nemmeno troppo poco. E qui entra in campo una veloce riflessione sull'utilizzo delle recensioni, che sono uno strumento da leggersi dopo aver visto il film, così da potersi rivolgere a uno spettatore che sa di cosa parlo (si spera), però allo stesso tempo le recensioni servono per distogliere l'incauto individuo dallo spendere soldi per il biglietto di un determinato film che non vale un secondo del suo tempo prezioso o al contrario consigliargli caldamente la visione con una recensione entusiasta. 



Leos Carax ha alcuni lavori alle spalle, nulla di rilevante, e rimango sempre estasiato quando qualcuno, dal nome che ispira nient'altro che un "boh" accompagnato dalla tipica espressione facciale, riesce a fermarci tutti dandoci la convinzione di aver visto un film davvero insolito, che continua a covare in noi riflessioni e malinconie anche dopo giorni dalla visione. Non solo io ho notato in Holy Motors una interessante affinità con Cosmopolis di Cronenberg dato dal fatto che entrambi i protagonisti vivono dentro una limousine che prende le connotazioni di una bolla artificiale creata per proteggersi dal mondo, per essere vivi in mezzo agli altri, ma senza essere visti. L'anonimato sembra essere il fine ultimo dell'umanità. Il personaggio di Holy Motors, cambiando identità, preserva la sua, coltivando appunto l'anonimato. Noi non sappiamo e non sapremo mai nulla di questo fantomatico Oscar. Lavora per una agenzia, specializzata in cosa? Faceva l'attore; in un frangente esterna la sua mancanza per le telecamere che erano molto più grandi e difficili da trasportare rispetto alle apparecchiature di adesso. Oscar è un uomo caduto vittima nella trappola del cinema? 



L'attore che lo interpreta, Denis Lavant, ha lo sguardo più sfinito che io ricordi, ma è determinato e assolve ai suoi ruoli con efficacia, tranne in alcuni stralci spiazzanti come quando ordina all'autista di fermare l'auto e indossato una sorta di maschera di spiderman con il filo spinato uccide un uomo seduto a un bar all'aperto salvo poi essere ucciso a sua volta dalle guardie del corpo; sembra che sia finita, è morto, invece no: Céline lo aiuta a rialzarsi e si scusa con i presenti per l'accaduto.



Holy Motors è un'opera tremendamente surreale, grottesca e destabilizzante. Il regista non ci mostra soltanto una carrellata di ruoli interpretati da Oscar ma anche un catalogo di generi cinematografici che vanno dall'horror al gangster, dal drammatico al musical. Triste e tensivo l'incarico che vede Oscar andare a prendere sua figlia dopo una festa con amici. Liberatorio il piano sequenza nella chiesa con i fisarmonicisti e musicisti vari. Incredibile da spiegare lo splendido episodio al Samaritaine che è girato come un musical vero e proprio ma spogliato degli sfarzi scenografici abituali. E sarà un colpo al cuore per i lettori più accaniti la scena in cui Oscar, travestito da vecchio signor Logan, giunto nella sua stanza d'hotel e messosi a letto si lascia andare con una donna dai capelli corvini a un dialogo che è palesemente ispirato al romanzo Ritratto di signora di Henry James.


"Dove vanno tutte queste limousine di notte?" si chiede il protagonista di Cosmopolis. Gli risponde il film di Leos Carax: alla Holy Motors. Dove gli autisti indossano delle maschere bianche prima di scendere dalle auto che spentesi le luci si lamentano dei propri padroni. Auto lussuose coscienti che andranno presto alla rottamazione. Un po' come noi esseri umani quando non serviamo più e passiamo di moda. L'importante però è almeno ridere prima di mezzanotte. 

Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):

Titolo originale: Holy Motors
Lingua originale: Francese
Paese di produzione: Francia, Germania
Anno: 2012
Durata: 115 min
Generedrammatico
Regia: Leos Carax
Sceneggiatura: Leos Carax

Interpreti e personaggi:
Denis Lavant: diverse personalità
Edith Scob: Céline
Eva Mendes: Kay M
Kylie Minogue: Eva Grace
Michel Piccoli: uomo col vino
Leos Carax: il dormiente


Denny B.















10 commenti:

  1. Film splendido. Denis Lavant magistrale.

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    1. Pienamente d'accordo. Ho già una voglia matta di rivederlo.

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  2. Bellino bellino. Ottimo usarlo come utile riflessione sulla funzione delle rece...Altre funzioni, a stò eccellente esercizio di stili, non saprei davvero trovarne! XD

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    1. A me non è parso un esercizio di stili. Io credo che un film così te lo potresti aspettare da un Cronenberg, che invece ti fa un "Cosmopolis", registicamente impeccabile, ma talmente enigmatico che lo rende impossibile da seguire (perché non vuole essere seguito).

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  3. http://francobattaglia.blogspot.it/2013/08/holy-motors-2012.html

    brutta cosa... ;)

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    1. Ahia, me la leggo con molta calma allora ;)

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  4. Un film che mi ha sconvolto, nel senso buono della parola. I francesi sono proprio avanti...

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    1. Mi auguro che Carax ci sappia sorprendere nuovamente, anche se sarà difficile raggiungere di nuovo questo livello di sconvolgimento intelligente.

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  5. Film totale. Uno dei più belli degli ultimi anni.

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