mercoledì 2 luglio 2014

I giorni del cielo

I giorni del cielo


★★★★

Chicago. 1916. Billy (Richard Geere), sua sorella minore Linda (Linda Manz) e Abby (Brooke Adams), la sua ragazza, salgono al volo su un treno non sapendo dove li porterà. Giungono in Texas dove si fermano a lavorare come braccianti in una vasta piantagione di grano di proprietà di Chuck (Sam Shepard) a cui resta solo un anno di vita. Chuck s'innamora di Abby e questa, spinta da Billy, che fingono di essere fratello e sorella, accetta la sua proposta di matrimonio al fine di ereditarne le ricchezze dopo la morte. Ma Abby finisce con l'innamorarsene, evento che spinge Billy ad andarsene e a tornare un anno dopo quando un'invasione di cavallette rovina il grano tanto che Chuck in un eccesso di rabbia contro Billy, che aveva visto baciarsi con Abby, brucia i campi di grano e ordina ai suo braccianti di lasciarli bruciare. In mezzo alla cenere dei campi si consumerà la resa dei conti tra Billy e Chuck.



Un film per essere veramente grande e memorabile ha bisogno di poche cose, ma buone: stile registico, una storia, immagini che si fossilizzino nella memoria e attori che non gettino fango sulle prime tre cose, che, anzi, siano in grado magari di impreziosirle. I giorni del cielo di Terrence Malick è uno di questi: un superbo ed essenziale melodramma di un quartetto di esseri umani che sogna di migliorare la propria esistenza il tutto in mezzo ai campi di grano del Texas cullati dalle dita del vento e sotto il cielo che si colora a seconda dell'umore del sole.



Billy, Abby e Linda non sanno dove li porterà quel treno su cui salgono a Chicago dopo che Billy ha lasciato il lavoro a causa di un litigio con il padrone. Centinaia di uomini, donne e bambini su quel treno guardano il paesaggio perdersi a lato dei loro occhi sognando un luogo dove fermarsi a costruire il proprio presente. Alcuni di loro si fermano in Texas e accettano per tre dollari al giorno di lavorare come braccianti in un'immensa piantagione di grano di proprietà di Chuck, un uomo solo e malato la cui unica compagnia è un anziano faccendiere che gli vuole bene come fosse un figlio. 



Quando Billy viene a sapere dell'imminente morte di Chuck e nota le attenzioni che questo rivolge verso Abby non si lascia scappare l'occasione per dare una svolta alla sua vita vagabonda. Convince Abby ad accettare la sua proposta di matrimonio. Ma la salute di Chuck invece di peggiorare si stabilizza. Fa la conoscenza di quel sentimento corporeo, fatto di tatti delicati e votati al'amato/a che il regista texano sa e ama cogliere, che lo salva da un futuro vuoto e assai breve. Non c'è una sola scena al chiuso: ogni immagine è un dipinto impressionista di ampio respiro. I giorni del cielo avrebbe potuto essere muto. Per quanto mi riguarda è uno dei più splendidi esempi di arte cinematografica. 

Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):


Titolo originale: Days of Heaven
Lingua originale: inglese, italiano
Paese di produzione: USA
Anno: 1978
Durata: 94 min
Generedrammatico
Regia: Terrence Malick
Soggetto: Terrence Malick
Sceneggiatura: Terrence Malick
Produttore: Bert Schneider, Harold Schneider
Produttore esecutivo: Jacob Brackman
Casa di produzione: Paramount Pictures
Fotografia: Néstor Almendros, Haskell Wexler
Montaggio: Billy Weber
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Jack Fisk
Costumi: Jerry R. Allen, Patricia Norris

Interpreti e personaggi:
Richard Gere: Bill
Brooke Adams: Abby
Sam Shepard: Chuck
Linda Manz: Linda
Robert J. Wilke: il caposquadra della fattoria
Jackie Shultis: amica di Linda

Doppiatori italiani:
Pino Colizzi: Bill
Micaela Esdra: Abby
Manlio De Angelis: il fattore
Sergio Fiorentini: il caposquadra della fattoria

Denny B.


4 commenti:

  1. Risposte
    1. Malick raggiunge l'apice con "The Tree of Life".

      Elimina
  2. Quanta nostalgia per questo Malick!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Malick mi deluse con "The New World" e con il recente "To the Wonder", per il resto uno che mi ha fatto questo film, "La sottile linea rossa" (esclusa la parte finale) e il capolavoro "The Tree of Life" ha tutta la mia stima e il mio affetto.

      Elimina