Dopo aver visto i film di Sofia Coppola, e recensiti prima di visionare il suo ultimo lavoro che uscirà a breve nelle sale italiane, ho capito una cosa: che lei non ha preso un beneamato cazzo dal padre? No, questo lo si sapeva già, o almeno tutti dovrebbero saperlo. E' un'altra cosa: più infida, più crudele, più insopportabile, che in Somewhere viene fuori, che mi ha fatto sfiorare l'esaurimento rabbioso, che si sarebbe manifestato con una testata al televisore, più una sequela di appellativi non proprio da gentiluomo. Ho capito una cosa. Restate sintonizzati per scoprirla.
"Non è ancora manco cominciata la recensione e già si
è addormentata, e pure io non tarderò. Peggio del film."
Johnny Marco (Stephen Dorff) è una famosa stella del cinema, che sta passando un periodo di depressione. Sfreccia nelle strade con la sua Ferrari, passa le serate al bar in compagnia di alcuni suoi conoscenti, in una di queste si frattura un polso, assiste passivo a spettacoli di lap dance, fa sesso occasionale con tutte le ragazze che gli cadono letteralmente ai piedi, molte volte non ricorda i loro nomi, si addormenta mentre lo fa, e dopo la prima volta non le richiama più, ricevendo il mattino dopo sms in cui la ragazza di turno si lamenta del suo comportamento. Johnny ha una figlia di undici anni, Cleo (Elle Fanning), che vede raramente per via del suo lavoro, una graziosa fanciulla che fa pattinaggio artistico (mentre suo padre, durante i suoi allenamenti, si annoia a morte), cucina per il padre perché lui non sa farsi nemmeno un piatto di spaghetti, parla e ride con l'amico di Johnny, e passa un periodo di tempo con il padre dopo che la madre se n'è andata per presunti motivi di lavoro. Johnny e Cleo partono per Milano, per presenziare alla cerimonia dei Telegatti condotta da Simona Ventura e Nino Frassica, e avranno un po' di tempo da passare insieme.
"Ci paga per non recitare, che pacchia qui a goderci il sole
e la tranquillità. Potremmo fare una partita a burraco.
Se avete letto la trama, o l'avete saltata per leggere il seguito della mia introduzione, vi ringrazio anticipatamente per la pazienza, e vi accontento subito. La cara Sofia mette in pellicola tutto ciò che odio, tutto ciò che più mi irrita, tutto ciò che mi fa uscire dai gangheri lei me lo sbatte in faccia spacciandolo per cinema di qualità ricco di contenuti che alcuni hanno avuto l'ardire di definire "visionari". Somewhere è un film che descrive la depressione, che può colpire chiunque, chi più e chi meno, anche una star del cinema. Ma quello che mi irrita è che Johnny Marco è depresso e ha una figlia. Avere un figlio credo sia il miglior antidepressivo che esista. Non si ha tempo di deprimersi se lo si segue, si parla, lo si aiuta o consiglia, o si passa concretamente del tempo con lui, divertendosi alla playstation o all'aria aperta in un parco.
"Ma 'ndo cazzo siamo capitati?"
Lui è depresso per il lavoro che fa, che non gli da nulla se non fama, fan, soldi e donne, ma quando si stacca dal lavoro, dovrebbe vivere, rinascere solo guardando gli occhi di sua figlia. Non annoiarsi durante i suoi allenamenti, o ignorare il fatto che è da sola in cucina che prepara il pranzo per lui senza disturbarsi ad aiutarla. Per me il tema delicato del rapporto-genitore-figlio mi chiude il cervello in una morsa e il cuore mi s'incazza terribilmente. Perché è uno dei miei più grandi desideri avere una figlia, magari una papona inguaribile che mi salti al collo quando rientro da lavoro (anche se farò di tutto per non avere un lavoro che mi rubi la vita dalle nove del mattino alle sette del pomeriggio, così da potermela vivere a pieno), io giocherei con le bambole pur di farla divertire, farei di tutto per renderla felice e fiera di me.
Come si diventa dopo aver visto il film.
Tolto questo Somewhere ha vinto il Leone d'oro per il miglior film al Festival Internazionale del Cinema di Venezia del 2010, e guarda caso quell'anno come presidente di giuria c'era Quentin Tarantino, che si era intrattenuto sotto le coperte della Coppola, perché in una cosa la figlia di papà è brava: nello scoparsi le persone giuste.
Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia): Titolo originale: Somewhere Lingua originale: inglese Paese di produzione: Stati Uniti Anno: 2010 Durata: 98 min Genere: commedia, drammatico Regia: Sofia Coppola Soggetto: Sofia Coppola Sceneggiatura: Sofia Coppola Produttore: G. Mac Brown, Roman Coppola, Sofia Coppola Produttore esecutivo: Francis Ford Coppola, Paul Rassam, Fred Roos Casa di produzione: American Zoetrope Distribuzione (Italia): Medusa Film Fotografia: Harris Savides Montaggio: Sarah Flack Musiche: Phoenix Scenografia: Anne Ross Costumi: Stacey Battat Trucco: Darlene Jacobs Interpreti e personaggi: Stephen Dorff: Johnny Marco Elle Fanning: Cleo Chris Pontius: Sammy Lala Sloatman: Layla Michelle Monaghan: Rebecca Kristina Shannon: Bambi Karissa Shannon: Cindy Laura Chiatti: Sylvia Nunzio Alfredo D'Angieri: Pupi Jo Champa: moglie di Pupi Benicio Del Toro: se stesso Simona Ventura: se stessa Nino Frassica: se stesso Maurizio Nichetti: se stesso Giorgia Surina: se stessa Valeria Marini: se stessa Paul Greene: Ron Doppiatori italiani: Alessio Cigliano: Johnny Emanuela Ionica: Cleo Gaetano Varcasia: Sammy Chiara Colizzi: Layla Denny B.
La Sofia dopo Lost in translation - L'amore tradotto, accolto entusiasticamente dalla critica e dal pubblico, tranne dal sottoscritto, grazie al quale ha pure vinto un Oscar, immeritato, nel 2006 torna sui grandi schermi, e non dell'Acquario di Genova come raro esempio di scorfana regista, con un film in chiave pop-rock incentrato sulla vita di corte di Marie Antoinette, Delfina di Francia, poi Regina a fianco di Luigi XVI, e poi testa che rotola fuori dal cesto ai tempi della rivoluzione francese.
Mi ricorda una mia vecchia conoscenza.
Austria. 1768. Marie Antoinette (Kirsten Dunst), giovane figlia dell'Imperatrice Maria Teresa, è promessa sposa al Delfino di Francia Auguste, futuro Re, per suggellare l'alleanza tra le due potenze. Nel 1770, sul Reno, Marie Antoinette entra in Francia austriaca ed esce francese, dopo essersi spogliata di tutto ciò che rappresentava la sua vita precedente, e viene presentata al suo fidanzato Louis Auguste (Jason Schwartzman). Dopo la cerimonia in cui Marie diventa ufficialmente la Delfina di Francia, si trasferisce nei suoi appartamenti alla corte di Versailles, dove inizia il suo difficile rapporto con l'etichetta aristocratica francese, gli usi e costumi, e inoltre il suo matrimonio non viene consumato, non donando cosi alla Francia un erede, e peggiorando la sua fragile posizione all'interno della corte.
"Non avete il parmigiano? Ma in che cazzarola di paese siamo?"
All'inizio di Marie Antoinette mi aspettavo di assistere a una bazlhurmanata per nulla originale, poi sono stato smentito, perché la Sofia si è servita di alcune tracce rock-pop per montare a ritmo di musica le sue inquadrature dall'alto di dolcetti colorati, scarpe lussuose e cineserie varie che spariscono o si aggiungono velocemente. Ora: la musica moderna su un film "storico" non mi ha turbato, come non l'ha fatto Il Grande Gatsby, ma la scelta di alcuni componenti del cast sì: Rip Torn (Luigi XV) sembra più un personaggio di Dallas che un sovrano, anche se la storia lo descrive rude; Asia Argento (Madame Du Barry), sì c'è e io non mi capacito di come certi responsabili del casting siano da manicomio, più che una Madame sembra una di quelle puttane doppiogiochiste da fiction Mediaset;
"Sono il JR francese."
Jason Schwartzman (Luigi XVI) è un'ameba, va bene gliel'ha chiesto esplicitamente Sofia di interpretarlo così, promettendogli magari dei servizi speciali in camerino, ma alla fine ti chiedi se abbia veramente recitato o abbia solo poltrito a occhi aperti, e qui la storia ce lo descrive come un debole, ma era un uomo colto, appassionato di di geografia, astronomia, e di letteratura, e adottò, sempre secondo voci di cui non è mio compito sincerarmene, diverse innovazioni politiche e non, e che cadde in mano ai rivoluzionari per la sua troppa bontà e per il suo essere troppo indeciso;
Prima della lettura di De Sade.
Kirsten Dunst (Marie Antoinette) strano a dirsi mi è piaciuta, come ha recitato, perché come donna è sensuale quanto un cesto di carciofi, e io me la sono sempre immaginata così la Regina ghigliottinata, una giovane non sempre attenta alle etichette, dedita e generata pour fair rien. Non era un'artista, il suo animo era dedito all'ozio, non a qualche attiva ed effettiva forma d'arte. Solo perché ti fai costruire una fattoria attorno al tuo castelletto e ogni tanto bevi un po' di sano latte di mucca o di capra o raccogli le uova di galline non vuol dire che sei una ecologista amante della natura. Non vuol dire che sei di temperamento artistico se te stai sdraiata su un canapè ad ascoltare i musicisti che suonano per te.
Dopo la lettura di De Sade
Marie Antoinette è un film che ti lascia perplesso, non racconta più di quel che si sapeva già sulla figura della Regina, e poi il finale è di una frettolosità imbarazzante. La domanda è: si sarà fermata qui la Sofia? Lo scopriremo dopodomani. Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):
Titolo originale: Marie Antoinette Paese di produzione: USA Anno: 2006 Durata: 125 min Genere: drammatico, storico, biografico Regia: Sofia Coppola Sceneggiatura: Sofia Coppola Fotografia: Lance Acord Montaggio: Sarah Flack Scenografia: K.K. Barrett Costumi: Milena Canonero Interpreti e personaggi: Kirsten Dunst: Maria Antonietta Jason Schwartzman: Luigi XVI Judy Davis: Contessa de Noailles Rip Torn: Luigi XV Rose Byrne: Duchessa di Polignac Asia Argento: Madame du Barry Molly Shannon: Zia Victoire Shirley Henderson: Zia Sophie Danny Huston: Giuseppe II del Sacro Romano Impero Marianne Faithfull: Maria Teresa d'Austria Mary Nighy: Principessa di Lamballe Sebastian Armesto: Conte di Provenza Jamie Dornan: Hans Axel von Fersen Aurore Clément: Duchessa di Chartres Guillaume Gallienne: conte di Vergennes James Lance: Léonard Al Weaver: Conte d'Artois Tom Hardy: Raumont Steve Coogan: Ambasciatore Mercy Mathieu Amalric: uomo al ballo in maschera Doppiatori italiani: Domitilla D'Amico: Kirsten Dunst Roberto Gammino: Jason Schwartzman Serena Verdirosi: Judy Davis Renato Mori: Rip Torn Eleonora De Angelis: Rose Byrne Asia Argento: Asia Argento Luca Ward: Steve Coogan Rossella Acerbo: Mary Nighy Ida Sansone: Aurore Clément Rita Savagnone: Marianne Faithfull Fabrizio Manfredi: Jamie Dornan Luca Biagini: Danny Huston Franca D'Amato: Molly Shannon Tiziana Avarista: Shirley Henderson Vittorio De Angelis: Guillaume Gallienne
I figli d'arte sono, storicamente dimostrato, carta canta, cellulosa canta, incapaci di produrre qualsiasi tipo di arte rispettabile, e i loro lavori non sono ascrivibili nella categoria capolavori che rimarranno intatti nel tempo. Sofia Coppola non è da meno. Suo padre è un genio con tre film nella storia del cinema e che, innegabile, ha infilato quasi tutta la sua famiglia ne Il Padrino, e che ha messo in serio pericolo la credibilità de Il Padrino - Parte III (film sottovalutato e autocitazionista), chiamando all'ultimo sua figlia, dopo l'abbandono di Winona Ryder, a interpretare Mary Corleone, per il quale si è aggiudicata, meritatamente, il Razzie Awards come peggior attrice non protagonista. Dopo che anche suo padre si è accorto di quanto è cane sua figlia, ha smosso, sotto sotto quatto quatto, mari e monti per farla entrare nel mondo della regia dalla porta principale. Nel 1999 la Paramount (che caso) compra i diritti per Le vergini suicide, controverso romanzo di Jeffrey Eugenides, poi Premio Pulitzer per Middlesex, e affida la regia e la sceneggiatura alla Sofia. Quello che viene fuori è un film terribile, e sono costretto, mio malgrado, a leggere il libro al più presto per assicurarmi che anch'esso non sia così.
"Votateci ai Beauty Awards 2013. Il nostro segreto?
Pantene e Colgate."
Detroit. Michigan. 1974. In un piccolo e tipico quartiere della periferia americana vive la famiglia Lisbon, composta da due genitori, la mamma casalinga e il padre professore di matematica, e da cinque bellissime figlie: Lux di 14 anni (Kirsten Dunst), Mary di 16 anni (A. J. Cook), Bonnie di 15 anni (Chelse Swain), Therese di 17 anni (Leslie Hayman) e Cecilia di 13 anni (Hanna R. Hall). Mrs. Lisbon (Kathleen Turner) è una bigotta e severa donna di cinquant'anni che tiene sotto stretta sorveglianza le figlie, mentre Ronald Lisbon (James Woods) è un uomo tremendamente distratto a cui interessano solo i suoi modellini e la matematica. Durante l'estate Cecilia tenta il suicidio, e uno psicologo dice chiaramente ai genitori che la piccola ha bisogno di ampliare le sue conoscenze. Così organizzano una festa, invitando tutti i maschi del quartiere, che non vedono l'ora di poter vedere più da vicino le famose sorelle Lisbon, ma durante i festeggiamenti Cecilia si assenta un attimo e si butta dalla finestra atterrando sulla ringhiera appuntita. Il parroco dichiara il fatto come un incidente, i genitori continuano a mostrarsi apatici e insensibili e la colpa di tutto viene affibiata alla ringhiera che viene sradicata, mentre i ragazzi tentano in tutti i modi di mettersi in contatto con le ragazze che si mostrano parecchio spensierate dopo la morte della loro sorella più piccola.
Ogni morte di papa c'è un fotogramma interessante.
Il giardino delle vergini suicide (come mai il traduttore ha aggiunto "il giardino" resta un mistero) è un film terrificante, che non consiglio per nessun motivo a coloro che hanno la pressione bassa. E' un encefalogramma piatto. Tutto il film si muove al di sotto della soglia d'umanità. Le reazioni umane non esistono e quando ci sono si presentano in maniera spropositata (Lux piange perché la madre la costringe a bruciare i suoi dischi e non perché Trip l'ha lasciata sola in un campo di football dopo essersela scopata) e fuori luogo. I genitori sono personaggi di cartone, privi di sensibilità umana, condannabili ad anni di frustate. La madre è una bigotta che copre la sessualità delle figlie con abiti lunghi fino ai piedi e il padre è un castrato apatico e rincoglionito che parla con le piante e ammorba tutti i suoi rari ospiti con aneddoti sui suoi modellini d'aeroplano del menga. Nessuno dei due si pone qualche domanda quando la loro figlia si suicida. Già il suicidio è un atto mostruoso che condanna anche un pessimista cronico come il mio adorato Schopenhauer, ma poi non si possono descrivere così le reazioni di due genitori, come se non fosse successo nulla: la madre che ordina alle figlie di non guardare la loro sorella inerme tra le braccia di un padre che sembra sostenere un manzo pronto alla vendita. Va bene che le reazioni sono diverse da persona a persona, però credo che una parte di te muoia dentro, e un'altra ti faccia nascere dubbi e quesiti sul perché di tale gesto, che ti spinga a migliorare qualora tu abbia sbagliato come genitore. Segregarle in casa come Rapunzel non è la soluzione, cara madre. E tu, padre, fatti un trapianto di palle se vuoi bene alle tue figlie e fai di tutto per renderle felici, parla con loro, organizza simpatiche e divertenti gite fuori porta, fa qualunque cosa, ma falla. Scusate - è un film - ma se tocca temi così delicati, legati all'essere genitore ecc, in questo modo, io non rispondo più di me. Pensare che esistono genitori così mi fa salire un crindu che non immaginate, perché la so solo io la voglia che ho di essere padre.
"Bella non me l'aveva mai detto nessuno. Solo fregna, gnocca,
cagna e volgare attriciucola."
La regia in tutto questo non aiuta, molto semplicistica, senza un barlume di apprendimento registico-paterno, e gli attori, oltre qualche sorriso pseudosessuale si muovono apatici e portati come alla deriva da un ruscello smorto. Notiamo Kirsten Dunst al suo primo ruolo da protagonista, e sì, lo ammetto, a tratti è bella, però non mi sconquiffera l'ormone, scusate. Ne Il giardino delle vergini suicide non c'è dolore. Non si riesce ad assimilarlo. Si chiude il film - spoiler! - con i genitori che chiudono tranquillamente la loro casa, entrano in auto e partono come se andassero in villeggiatura, tutto a meraviglia, tranne che le loro cinque figlie si sono suicidate. Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia): Titolo originale: The Virgin Suicides Paese di produzione: Stati Uniti Anno: 1999 Durata: 97 min Genere: drammatico Regia: Sofia Coppola Soggetto: Jeffrey Eugenides Sceneggiatura: Sofia Coppola Casa di produzione: Paramount Classics Fotografia: Edward Lachman Montaggio: Melissa Kent James Lyons Musiche: Air Interpreti e personaggi: James Woods: Ronald Lisbon Kathleen Turner: Mrs. Lisbon Kirsten Dunst: Lux Lisbon Josh Hartnett: Trip Fontaine (giovane) Michael Paré: Trip Fontaine (adulto) A.J. Cook: Mary Lisbon Hanna R. Hall: Cecilia Lisbon Leslie Hayman: Therese Lisbon Chelse Swain: Bonnie Lisbon Scott Glenn: Padre Moody Danny DeVito: Dr. E. M. Horniker Anthony DeSimone: Chase Buell Lee Kagan: David Barker Robert Schwartzman: Paul Baldino Noah Shebib: Parkie Denton Jonathan Tucker: Tim Weiner Giovanni Ribisi: Narratore Doppiatori italiani: Gianni Giuliano: Ronald Lisbon Angiola Baggi: Mrs. Lisbon Federica De Bortoli: Lux Lisbon Mirko Mazzanti: Trip Fontaine (giovane) Marzia Dal Fabbro: Mary Lisbon Gemma Donati: Cecilia Lisbon Rodolfo Bianchi: Padre Moody Stefano De Sando: Dr. E. M. Horniker Corrado Conforti: Tim Weiner Francesco Bulckaen: Narratore