venerdì 29 gennaio 2016

Steve Jobs (2015)

★★★½

1984. Il visionario e scorbutico Steve Jobs (Michael Fassbender) e il capo del marketing Joanna Hoffman (Kate Winslet) stanno affrontando un serio problema pochi minuti prima del lancio del Macintosh 128K: la voce della demo del computer non dice "ciao". Come se già questo non fosse un disguido epocale il Time, invece di aver messo Jobs in copertina, gli ha dedicato un articolo in cui si parla della sua presunta paternità con l'ex fidanzata la quale amareggiata dalle parole dell'uomo gli chiede di sostenerla economicamente. Steve Jobs affronterà in seguito due importantissimi lanci: uno nel 1988 e uno nel 1998. Sempre poco prima di salire sul palco la vita familiare e il rapporto con gli amici chiederanno a Steve Jobs una resa dei conti. 

Il film diretto da Danny Boyle (Trainspotting, The Millionaire) e scritto da Aaron Sorkin  (Moneyball, The Social Network) è logorroico, ma le parole non sono mai vuote; vi sono termini tecnici, ma non è mai noioso; è avvincente, montato con intelligenza e interpretato da due attori splendidi. Steve Jobs è un biopic che non commette il peccato capitale dell'autocelebrazione. Era facile scadere nel ritratto senza macchie e senza paura, riproporre in chiave melodrammatica lo "Stay hungry, stay foolish" con un quartetto d'archi in sottofondo, invece il risultato si è rivelato essere uno dei migliori biopic mai realizzati nonché il migliore possibile dedicato a un uomo che volente o nolente ha influenzato il nostro mondo. 

L'incipit è fulminante. Da un computer che poco prima del lancio non dice "ciao" parte un fiume ininterrotto di dialoghi dove in pochissimi minuti i personaggi vengono scolpiti dalle loro stesse parole. Steve Jobs è un giovane uomo ambizioso, arrogante, intrattabile e vuole che tutto funzioni secondo le sue regole. Il suo capo del marketing, Joanna Hoffman, è il classico braccio destro che, con un'osservazione qui e una battuta di spirito là, non permette a Steve di esplodere come una supernova. Si viene a sapere, guardando Steve Jobs, che lui, di per sé, non ha creato nulla, l'ha "solo" immaginato. Non era un ingegnere, era più un designer. A un certo punto dice questa frase che riassume il suo lavoro: "I musicisti suonano gli strumenti. Il direttore suona l'orchestra"Probabilmente da solo non sapeva neanche cambiare una lampadina però è innegabile che i suoi prodotti, che hanno influito sulla nostra vita nel bene e nel male, siano esteticamente appetibili ed eleganti. 

Il film è totalmente ambientato in teatri chiusi e ampi, sempre pochi minuti prima di un lancio importante (Macintosh, NeXT e Imac), non presenta alcun spazio aperto eccetto verso la fine quando finalmente lo spettatore prende una boccata d'aria. La luce non è quella calda del sole, ma è quella artificiale dei fari e dei lampadari; sopra la testa v'è il nero di un soffitto, e non l'azzurro disteso del cielo. Guardare Steve Jobs è come essere tenuti in ostaggio all'interno della mente di un genio. Un genio "fatto male" che nel 1998, mentre tenta di ricordare le prestazioni tecniche del suo nuovo prodotto, la sua mente è bombardata dal ricordo di sua figlia che nel 1984, seduta di fronte a un Macintosh, disegnava un quadro astratto, facendogli presagire le grandi potenzialità del mezzo. 

La regia di Danny Boyle non si vede, è totalmente a servizio della sceneggiatura perfetta di Aaron Sorkin, con i suoi dialoghi vivaci e incalzanti (il dialogo con flashback tra Jobs e l'ex CEO John Sculley è come un incontro di boxe), e lo spettatore si ritrova immerso in un film di due ore continuamente parlato dove però neanche uno scampolo d'immagine può essere inserito nel paniere della memoria. Michael Fassbender, per nulla somigliante a Steve Jobs, incarna invece con grande convinzione e intelligenza la sua mente geniale mentre Kate Winslet è semplicemente deliziosa. 

Se Revenant - Redivivo è un film fatto principalmente di immagini, Steve Jobs è fatto di parole infatti rimarranno i dialoghi sopraffini, lo scambio di battute fulminee di quello che è forse il più grande sceneggiatore vivente, ma mi sarei aspettato un lavoro più acuto sulle immagini perché sono proprio loro a passare inosservate in una pellicola che avrebbe potuto essere, oltre che magnificamente scritta e ben confezionata, anche visivamente straordinaria. 

martedì 26 gennaio 2016

Scandal - Stagione 1 e 2

★★★½

Il nome di Shonda Rhimes mi fa venire in mente subito Grey's Anatomy di cui ho visto una puntata (grazie a mai più) quindi l'approccio a un'altra delle sue creature si è trascinato dietro un pesante strascico di pregiudizi misti a paura che è stato puntualmente tagliuzzato dai sette episodi della prima stagione di Scandal per poi essere ridotto in stracci durante la visione dei ventidue della seconda esplosiva stagione. 

Olivia Pope (una bravissima Kerry Washington) è un Mister Wolfe donna. Lei risolve problemi. Hai qualcuno che ti ricatta mettendo in pericolo la tua brillane carriera politica? Vai da Oliva Pope. Tua moglie ha scoperto che la tradisci con la segretaria e ora vuole ridurti in mutande? Vai da Olivia Pope. Hai un dente cariato? Vai da Olivia Pope. 

Creando una serie Tv OliviaPope-centrica (stile Dr. House) si rischiava di schiacciare i personaggi di contorno contro i bordi di un ingombrante protagonista principale invece il pericolo viene evitato grazie a un team di sceneggiatori davvero in gamba che si è premunito di donare a tutti i personaggi una psicologia ben definita la quale scaturisce mano a mano che i vari casi scandalosi vengono affrontati con entusiasmo ed eccitazione da loro stessi, "gladiatori in doppio-petto" pronti a gettarsi da una scogliera per il loro Massimo Decimo Meridio. 

Olivia Pope è una salvatrice e una distruttrice allo stesso tempo. Salvando ogni suo collaboratore da un destino senza luce li lega a lei per sempre e a lei sono fedeli più di qualsiasi marito o moglie fino a mettere in secondo piano una loro possibile felicità personale. Per Olivia non farebbero di tutto: loro fanno di tutto, è diverso. Un personaggio ambiguo sul cui volto si muovono espressioni determinate e sognatrici che quando non è occupata a risolvere problemi ha lo sguardo velato di nostalgia e solo una cosa desidera ardentemente: vivere un amore struggente e distruttivo. 

In Scandal succede di tutto e di più: da brogli elettorali, a congiure da far impallidire House of Cards, da attacchi al presidente a veri e propri Datagate (l'episodio 3 della seconda stagione è profetico), e tutti i personaggi corrono, indagano, spulciano appartamenti, stringono accordi, risolvono problemi, non si fermano perché se lo facessero verrebbero schiacciati dal peso della loro solitudine. 

Scandal è una crazy soap opera dal cui centro (la travagliatissima storia d'amore segreta tra il presidente degli Stati Uniti d'America Fitzwilliam Thomas Grant III e la sua ex collaboratrice Olivia Pope) si dipanano come raggi di una bicicletta scandali e intrighi di ogni genere tessuti con maestria e piglio gustoso. Aggiungeteci personaggi con la battuta sempre pronta (Cyrus è senza ombra di dubbio il mio personaggio prediletto), qualche lacrimuccia di commozione qua e là, colpi di scena continui (tolto il cliffhanger alla fine della seconda stagione che sembra un po' campato in aria), dialoghi e monologhi da lasciare senza fiato, episodi strazianti e pressoché infallibili come 7.52 (la 2x19) e vi sarete fatti un'idea di cosa sia Scandal.  Se non vi bastasse vi lascio qui di seguito due monologhi che testimoniano la qualità di scrittura della serie Tv in questione: 

Fitz (ai tempi della campagna elettorale durante un dibattito): "È la debolezza che ci fa umani. Chi non ha sofferto non conosce la pietà, non conosce l'umiltà, tutte caratteristiche che rendono grande un comandante in capo. Non puoi sentirti davvero protetto da qualcuno che non conosce ciò che ti fa paura. Io so di cosa lei ha paura. So di cosa ha paura suo figlio. Perché? Perché ho paura anche io".

Cyrus (capo della staff del presidente) rivolto a Olivia Pope: "Tu vuoi far cadere il governo solo perché ti senti in colpa? Lo sai o no come funzionano le nostre elezioni? È tutto magico. È come credere a Babbo Natale, la fata dentina o il coniglietto di Pasqua, è magico fino a quando la gente continua a crederci. Quello che vuoi fare tu è svelare alla gente che i pacchi infiocchettati della mattina di Natale sono il frutto del lavoro di mamma e papà che sono stati svegli per prepararli. Stai dicendo che Babbo Natale o il coniglietto di Pasqua o la fata dentina siamo noi. Stai togliendo la magia a tutto, stai rovinando la mattina di Natale. E così l'intera repubblica si sgretolerà perché tu non sei abbastanza forte da fare quello che deve essere fatto"

mercoledì 20 gennaio 2016

Shameless - Stagione 3

★★★½

Uscito dalla visione della seconda stagione di Shameless con un inaspettato carico di delusione sulle mie dolenti spalle la terza stagione poteva essere solo due cose: o la svolta (in positivo) di uno show partito nel migliore dei modi oppure la pericolosa curva presa troppo stretta con conseguente incidente, ambulanze e feriti vari. Ma grazie agli autori tornati in carreggiata già solo il primo episodio vale tutta la seconda stagione. E non è poco. 

L'amato (ma quando mai?) Frank Gallagher - un William H. Macy straordinario - facendo una telefonata anonima ai servizi sociali (dicendo appunto che nella casa dove abitano i Gallagher la situazione è fuori controllo) supera la barriera dello squallore arrivando a un livello così alto che d'ora in poi la frase "Ha compiuto un'azione alla Frank Gallagher" sarà sinonimo di indicibile immoralità. 

Se il mio modo di vedere Frank è rimasto lo stesso, non si può dire la medesima cosa per quanto riguarda Lip. Sono passato dal guardarlo ammirato (di nuovo) all'irritato nel giro di una sola puntata. Redarguisce Fiona quando si azzarda a usare i soldi necessari per la tassa di proprietà per promuovere una serata in discoteca manco li avesse investiti in crack come Monica e Frank, dà Mandy per scontata una volta tornata quella piaga ambulante di Karen non rendendosi conto di quanto lei tenga veramente a lui e al suo futuro (tanto che invia decine di domande ai college più prestigiosi a nome suo) e a un Ian sull'orlo della disperazione per via dell'imminente matrimonio di Mickey con una prostituta russa dà un consiglio di una tristezza infinita: esci e fatti un altro. Wow, che profondità. Già che c'era poteva uscirsene con la storia del "mare è pieno di pesci". 

In questa terza stagione, però, avviene uno strappo che rinvigorisce Shameless: la telefonata di Frank porta delle serie conseguenze infatti tutti i Gallagher vengono affidati chi a delle famiglie affidatarie chi a una casa famiglia. E' in queste puntate che la stagione prende il volo, ci si appassiona, si è spinti ad aiutare Fiona, "una sorella così in gamba", questo splendido personaggio interpretato da una Emmy Rossum grandiosa durante la scena dell'udienza per l'affidamento dei suoi fratelli dove non ha paura di sfoderare degli occhi che vi fagociterrano nella sua vita scalcagnata, sempre zeppa di problemi, tasse da pagare, spese da fare, dove l'amore però non manca mai in tavola. C'è una scena apparentemente innocua che potrebbe non comunicare nulla, ma è lì che vive, secondo il sottoscritto, lo spirito della famiglia Gallagher: Fiona va a trovare Debbie nella casa della sua famiglia affidataria e, dopo essersi premurata che stia bene e che abbia tutto il necessario, le regala dei cioccolatini ché sa che le piacciono un mondo. Debbie, sorridente, apre il pacchetto e ne dà subito uno a Fiona. Generosità, lealtà, riconoscenza: sullo stemma della Famiglia Gallagher dovrebbero esserci queste tre parole. Loro sì che sono nobili. 

Quindi, grazie a una premiere vivace e vigorosa, ad autori ispirati attenti alle piccole cose, ad attori in forma smagliante, e a episodi grandiosi come il quinto e il settimo, questa terza stagione di Shameless è finora la migliore di uno show la cui crescita si fa percepibile e intensa e che apre a una possibile quarta stagione ricca di novità dove il vento del cambiamento aprirà la porta a tante di quelle sorprese da rendere la vita una vera bomba.