lunedì 30 marzo 2015

BLACK POWER DAY: AMERICAN GANGSTER (2007)


★★★

1968. Harlem. Il boss Bumphy Johnson muore dopo un attacco di cuore. Ogni mafioso del quartiere acquista più potere con la speranza di poter prendere il trono vacante non sapendo che il favorito è Frank Lucas (Denzel Washington), fedele braccio destro di Bumphy, a cui viene un'idea grandiosa per riorganizzare il business: importare negli Stati Uniti eroina purissima dalla Thailandia, più precisamente dal Triangolo d'oro. Quest'idea lo rende in poco tempo ricco e potente tanto da essere riconosciuto come unico boss di Harlem. A provare a fermarlo ci penserà il detective Richie Roberts (Russell Crowe) che dopo essersi fatto più nemici che amici al dipartimento in cui lavora (ha consegnato denaro sporco al posto di intascarseli, denunciando i suoi colleghi corrotti) verrà trasferito alla sezione narcotici di New York il cui scopo è quello di assicurare alla giustizia i pesci grossi del narcotraffico. Proprio come Frank Lucas. 



Noi della Sacra Congrega dei Blogger Cinematografici non riusciamo a starcene con le mani ferme sulla tastiera. E' venuto il momento di un nuovo Day scaturito da un'idea di Alessandra Muroni del blog Director's Cult a cui tutti noi abbiamo risposto positivamente recensendo un film che avesse a che fare con il black power. E uno dei pochi attori di colore che possiede l'X-Factor o il sopracitato black power è Denzel Washington che con American Gangster di Ridley Scott offre una delle sue migliori interpretazioni. 



Lo dice il titolo stesso: American Gangster. La pellicola di Ridley Scott è uno straordinario gangster movie come non se ne vedono più negli ultimi anni. E' rigoroso nella forma, spietato e crudo nell'azione; non aggiungerà nulla di nuovo al genere, ma rispetta quei topos che troviamo sempre nei film del genere: abbiamo il fedele braccio destro del boss di turno che alla sua morte ne prende il trono e lo scettro divenendo lui stesso il boss spacciando eroina purissima e vendendola a metà prezzo, e attirando così la curiosità dei malavitosi italoamericani e della sezione Narcotici del dipartimento di polizia. Abbiamo il poliziotto alla Serpico che, non accettando mazzette, s'inimica i colleghi che lo marchiano come un reietto. Abbiamo il detective corrotto che facendosi scudo del distintivo si comporta come i criminali di cui non si prende l'obbligo di arrestare bensì di estorcere denaro. Come sempre nei gangster movie saremo spettatori della classica caccia al boss. 


Denzel Washington ha vinto l'Oscar con il suo peggior film, Training Day, dove interpretava un poliziotto corrotto. Come diceva una canzone di cui non mi sovviene il titolo "Caro Denzel, per avere l'Oscar hai dovuto fare il cattivo" o una roba del genere e in American Gangster Denzel interpreta Frank Lucas, un risoluto uomo d'affari (sporchi) che sedutosi sul trono dopo la scomparsa del boss di Harlem, a cui era molto legato, detta le leggi del mercato dell'eroina importandola direttamente dalla Thailandia, pura al cento per cento, chiamata Blue Magic, priva di additivi chimici come se ne trovano invece per le strade scure e polverose di una Harlem dove un taglio d'abito elegante appare decisamente insolito come non trovare nuovi negozi d'elettrodomestici ad ogni angolo del quartiere che hanno sostituito i vecchi esercizi lavorativi dove s'instaurava con il cliente un rapporto di fiducia. "Non trovi il cuore di nulla per ammazzarlo" dice il boss Bumphy prima che il suo ceda definitivamente alla morte. Dov'è il cuore di Frank Lucas? Per cosa batte veramente? Per la sua mamma che porta ogni domenica in chiesa? Per il compianto Bumphy a cui va a portare i fiori cascasse il mondo? O per l'impero che ha creato come un Donald Trump della droga. 



Per Russell Crowe discorso analogo: vince l'Oscar con Il gladiatore (film che merita un efficace ridimensionamento) quando in A Beautiful Mind, Insider - Dietro la verità, L. A. Confidential e nel film in questione offre interpretazioni decisamente più memorabili, almeno per chi scrive. In American Gangster la sua interpretazione è un contributo prezioso come il lavoro che svolge il suo personaggio, Richie Roberts, che è l'unico che può assicurare dietro le sbarre un criminale come Frank Lucas. Detective del dipartimento di New Jersey un giorno, durante un pedinamento, trova nel bagagliaio di un auto circa novecentottanta mila dollari e invece di intascarseli decide, nonostante il disaccordo del suo collega, di consegnarli ai suoi diretti superiori, attirandosi gli sguardi scontrosi e furenti dei suoi colleghi, corrotti fin dalle canne delle pistole e dai rilievi del distintivo. Per questo viene assegnato alla sezione Narcotici dove si catturano i pezzi grossi del narcotraffico. Da tempo per le strade non si trova altro che la Blue Magic e non sono ancora arrivati a collegarla al fornitore. 



Se Al Capone riuscì a essere incriminato per via delle tasse non pagate, l'errore fatale di Frank Lucas si rivela essere il cedimento alla fastosità e al lusso durante un famoso match di pugilato, pratica, d'altro canto, usata e abusata dal vecchio boss di Chicago negli anni del Proibizionismo. Durante una serata al suo night Frank prende in disparte suo fratello e lo redarguisce sul suo vestiario. "Sembri un pagliaccio. Hai scritto in fronte 'Poliziotti perquisitemi'" salvo poi accettare di indossare, la sera prima del match, un'immensa pelliccia di visone con cappello anch'esso di pelliccia, regalo della sua moglie Miss Portorico, attirando gli obiettivi delle macchine fotografiche della squadra di Richie Roberts che inizia a indagare su questo uomo di colore impellicciato che addirittura sedeva una fila avanti a un boss mafioso italiano. Quest'episodio segna la graduale e inesorabile discesa del successo di Frank Lucas;e non serve a nulla gettare la pelliccia tra le fiamme gentili del camino. 



Prima che spegnessero la luce, Ridley Scott è riuscito ad aggiungere alla sua filmografia la cui qualità risulta molto spesso traballante un gangster movie come genere comanda: crudo, dettagliato nella messa in scena, con attori eccellenti, avvincente fino al degno finale ove non si assiste a una sanguinosa sparatoria, ma a un dialogo scritto intelligentemente dallo sceneggiatore Steven Zaillian. Le pallottole, magari imbevute nel cianuro, le riserviamo a coloro che l'hanno paragonato a Il Padrino, siete d'accordo?


Ecco gli altri blog, oltre al mio, che partecipano al Black Power Day:

Bollalmanacco
Non C'è Paragone
Recensioni Ribelli
Pensieri Cannibali 
Mari Red's Room
Prevalentemente Anime e Manga
Director's cult
White Russian


Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):

Titolo originale: American Gangster
Paese di produzione: Stati Uniti
Anno: 2007
Durata: 153 min, 171 min (director's cut)
Generepoliziesco, drammatico, gangster
Regia: Ridley Scott
Soggetto: Mark Jacobson (articolo)
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Produttore: Brian Grazer, Ridley Scott, Nicholas Pileggi
Distribuzione (Italia) : Universal Pictures
Fotografia: Harris Savides
Montaggio: Pietro Scalia
Musiche: Marc Streitenfeld
Scenografia: Arthur Max
Costumi: Janty Yates

Interpreti e personaggi:
Denzel Washington: Frank Lucas
Russell Crowe: Detective Richie Roberts
Chiwetel Ejiofor: Huey Lucas
Josh Brolin: Detective Trupo
Cuba Gooding Jr.: Nicky Barnes
John Ortiz: Havier J. Rivera
Common: Turner Lucas
Ruby Dee: Signora Lucas
John Hawkes: Detective Freddy Spearman
Lymari Nadal: Eva moglie di Frank Lucas
Ted Levine: Lou Toback
Armand Assante: Dominic Cattano
KaDee Strickland: Sheila
Roger Guenveur Smith: Nate
RZA: Moses Jones
Yul Vazquez: Detective Alphonse Abruzzo
Norman Reedus: Detective Norman Riley
Carla Gugino: Laurie Roberts
Malcolm Goodwin: Jimmy Zee
Warren Miller: Melvin Lucas
T.I.: Stevie
Melissia Hill: Red Top
Jon Polito: Rossi
Kevin Corrigan: Campizi
Ritchie Coster: Joey Sadano
Joe Morton: Charley Williams
Clarence Williams III: Bumpy Johnson
Jerrod Paige: Muhammad Alì
Roger Bart: Avvocato U.S
Idris Elba: Tango
Joe Frazier: Joe Frazier
Richard Nixon:se stesso (immagini di repertorio)
Ric Young: Generale Cinese
Ruben Santiago-Hudson: Doc
Eddie Rouse: Detective Festa
Robert Funaro: McCann

Doppiatori italiani:
Pino Insegno: Frank Lucas
Fabrizio Pucci: Detective Richie Roberts
Paolo De Santis: Huey Lucas
Roberto Pedicini: Detective Trupo
Fabio Boccanera: Nicky Barnes
Franco Mannella: Havier J. Rivera
Stefano Mondini: Turner Lucas
Paila Pavese: Signorina Lucas
Stefano Benassi: Freddie Spearman
Barbara De Bortoli: Eva moglie di Frank Lucas
Ennio Coltorti: Toback
Luigi La Monica: Dominic Cattano
Daniela Calò: Sheila
Andrea Ward: Nate
Francesco Venditti: Moses Jones
Christian Iansante: Detective Alphonse Abruzzo
Alberto Bognanni: Detective Norman Riley
Francesca Fiorentini: Laurie Roberts
Paolo Marchese: Jimmy Zee
Massimo Bitossi: Melvin Lucas
David Chevalier: Stevie
Angela Brusa: Redtop
Pino Ammendola: Rossi
Luigi Ferraro: Campizi
Massimo Rossi: Joey Sadano
Franco Zucca: Charlie Williams
Bruno Alessandro: Bumpy Johnson
Niseem Onorato: Muhammad Alì
Vittorio Guerrieri: Avvocato U.S
Roberto Draghetti: Tango
Mario Bombardieri: Joe Frazier
Fabrizio Temperini: Richard Nixon
Oliviero Dinelli: Generale Cinese
Roberto Stocchi: Doc
Alessandro Quarta: Detective Festa

Denny B.










martedì 24 marzo 2015

The Humbling (2014)

The Humbling


★★★

Simon Axler (Al Pacino) ha perso il suo tocco. Recitare non gli riesce più facile come una volta. La sorgente del suo talento si è esaurita o forse un grande frammento di roccia ne impedisce il suo naturale flusso. Non si sa. Sta di fatto che Simon Axler, celebre attore di teatro, durante una prima teatrale si getta dal palco come un uomo che spera così di volare. Risultato? Corsa in ospedale e relativo soggiorno in una casa di riposo con sedute psichiatriche via Skype al fine di allontanargli dalla mente qualsiasi idea di suicidio. Qui incontra una certa Sybil che dopo ore di monologhi in cui Simon la guarda con occhi vacui gli commissiona l'omicidio del marito perché di lui si fida e poi è avvezzo alle armi, avendo recitato in Ammazza i vicini. Tornato a casa, però, riceve la visita di Pegeen (Greta Gerwig), la figlia di alcuni suoi vecchi amici, professoressa di scenografia e fidanzata con una donna, la cui cotta per Simon fin da quando era una bambina la spinge tra le sue stanche braccia, arrivando a convivere con lui, un uomo di trent'anni più grande, che stravolto da questa inaspettata passione, ritarda la definitiva passeggiata sul viale del tramonto. 


Se Simon Axler ha perso il suo talento non si può dire lo stesso di Al Pacino che in The Humbling, splendido come sempre, offre una performance silente e pacata: ampi sguardi, frasi sussurrate, una delicata quanto ampia presenza scenica. Non ha bisogno di esagerare, di alzare la voce, di regalarci i suoi "Hoo-ah!". Il suo è un autentico bagno d'umiltà. Aiuta gli altri attori a recitare, come solo un maestro, un profeta della recitazione, è in grado di fare. Non ruba mai loro la scena, eppure Al Pacino è un attore che con un solo sguardo non solo è capace di rubarvi la scena, ma di rendervi completamente invisibili. 


La sfortuna di The Humbling è di essere stato presentato al Festival del Cinema di Venezia lo scorso anno quando un altro film metacinematografico aprì la manifestazione: Birdman di Alejandro Gonzalez Inarritu a cui il film di Barry Levinson purtroppo non può avvicinarsi in termini di spettacolarità scenica, virtù registica, e sceneggiatura mordente seppur abbiano degli inequivocabili punti di contatto, scene simili, e temi trattati. Basti pensare all'inizio di questo film: Al Pacino, dopo aver dialogato con il suo io allo specchio, rimane chiuso fuori dal teatro ed è costretto a fare il giro e a entrare dalla porta principale cercando di convincere l'addetto al teatro che lui è Simon Axler, quello sui cartelloni affissi fuori dalla porta, e che deve assolutamente salire sul palco, e ciò ricorda sia l'inizio del film di Inarritu, con la voce di Birdman che infastidisce Michael Keaton, sia la corsa di quest'ultimo in mutande in mezzo a Times Square.




The Humbling - tratto dal romanzo L'umiliazione del grande scrittore americano Philip Roth - non è un film riuscitissimo. Non ha una direzione precisa, seppur si possa dire che sia più sincero di tante altre pellicole. E' incoerente, a dirla tutta. Non è chiaro se Simon sia preda della demenza senile che lo porta ad avere allucinazione o se ciò che sta vivendo sia effettivamente il suo momento presente e se in Birdman questo dubbio arricchisce il film oltre ogni modo, la stessa cosa da ripetuti sgambetti a The Humbling rendendolo incapace di spiccare il volo nonostante una star del calibro di Pacino che non vedreste l'ora di poter gustare a teatro. Nel film vi sono momenti comici piuttosto riusciti (la scena della pulizia dei giocattoli erotici o quella dal veterinario) e momenti tragici e tristi. Il film è da 2 stelle e mezzo. Ma Dio ne aggiunge mezza. Risultato: 3 stelle. 


Qui di seguito la scheda film (fonte Wikipedia):

Titolo originale: The Humbling
Lingua originale: inglese
Paese di produzione: USA
Anno: 2014
Generedrammatico
Regia: Barry Levinson
Soggetto: Philip Roth (romanzo)
Sceneggiatura: Buck Henry, Michal Zebede
Produttore: Al Pacino, Jason Sosnoff, Monika Bacardi, Ged Dickersin, Kristina Dubin, Andrea Iervolino, Gisella Marengo
Distribuzione (Italia) : AMBI Group
Fotografia: Adam Jandrup
Montaggio: Aaron Yanes

Interpreti e personaggi:
Al Pacino: Simon Axler
Greta Gerwig: Pegeen Mike Stapleford
Dianne Wiest:
Kyra Sedgwick: Louise Trenner
Charles Grodin: Jerry

Dan Hedaya: Asa

Denny B.





venerdì 20 marzo 2015

THIS IS MY BOOMSTICK AWARD 2015




Essere premiato è sempre una bella sensazione. Il buon vecchio Jean Jacques di Recensioni Ribelli mi ha fatto l'onore di essere nella sua lista di blog premiati con il prestigiosissimo Boomstick Awards, premio ideato da Hell del blog Book and Negative. Questa è una sana occasione per cantarcela e suonarcela da soli, gioire in allegria, e gaggiarsi con tutti coloro che conosciamo. "Ehy, io ho vinto tre Boomstick Awards di seguito, te invece? al massimo hai vinto alla tombolata di Natale in famiglia!". O una cosa del genere, insomma.

Qui di seguito le regole stilate da Hell.

Cos’è il Boomstick? 
È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.

Perché un Boomstick?
Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!

Come si assegna il Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.

Nessuna ipocrisia, dunque.

E ricordate, il Boomstick non ha alcun valore, eccetto quello che voi attribuite a esso.

Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:
1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore
2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione
3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite.

E dopo le dovute regole ecco a voi i sette blog premiati:


1) Solaris

Semplicemente uno dei migliori blogger cinematografici presenti su internet. Quasi sempre mi trovo d'accordo con lui questo perché ha ottimo gusto e un acuto e sensibile spirito critico. Quest'anno ha scritto una recensione splendida: quella di American Sniper. Leggetela. 


2) White Russian

Come si fa a non stimare il vecchio cowboy della blogosfera James Ford? Anche se detesta The Three of Life (più bel film del duemila) e considera niente di che un film meraviglioso come Birdman. Insomma, nessuno è perfetto. Ma leggere le sue recensioni è pur sempre un piacere. Come bere un bicchiere d'acqua (perdonami Ford, ma io e il white russian non ci conosciamo). 


Personalmente è stata la sorpresa di quest'anno. Ho letto solo quattro delle sue numerose recensioni e sono rimasto piacevolmente colpito dal suo stile passionale da cui traspare un grande amore verso la settima arte. Gli auguro centomila recensioni.

4) Nulla di Preciso

Io e Margherita sappiamo cosa vuol dire aver terminato l'avventura de L'amica geniale di Elena Ferrante. Un premio è proprio quello che ci vuole per lenire la smarginatura. A parte ciò, si barcamena tra cinema e letteratura con scioltezza e passione ed è come se accogliesse i lettori con una tazza di the. Leggetela.


Al caro Jean Jacques vojo bene. A volte non comprende a pieno i film, è vero, ha dei pessimi gusti in fatto di attrici come se non bastasse, ma a differenza di quelli che si vantano di averne compreso tutte le sfumature, avendo al massimo compreso i titoli di coda, ti tira fuori recensioni intelligenti e soprattutto oneste. Merce rara al giorno d'oggi. 


Sul targhetta del premio che ho deciso di assegnare al blog gestito da Giocher e Dottor Massis (io credo ancora che siano la stessa persona affetta da un'intrigante schizofrenia) c'è scritto a chiare lettere maiuscole "SCRIVETE PIU' SPESSO, BOIA DE'". Se Giocher mi fa morire con un solo commento di poche righe, pensate cosa è in grado di fare con una recensione. 

7) Il Bollalmanacco di Cinema

La Bolla, come è conosciuta da tutti, oltre a essere simpatica e modesta, si getta nelle acque del trash e dei film tamarri con uno slancio che le invidio. Per quanto ami il trash, Sharknado non riuscirei mai a vederlo. Lei ha visto anche il sequel! E vedrà sicuramente il terzo. Il premio è anche per il coraggio. Ultima cosa: leggete la sua recensione su Pulp Fiction in occasione del And the Oscar goes to...

Infine ci tengo a ricordare che:
- il premio può essere assegnato dai vincitori ad altrettanti blogger meritevoli, contribuendo a creare, come tutti gli anni, una delle più gigantesche catene di Sant'Antonio che la storia della rete ricordi.
- premio e banner sono di mia creazione, quindi gradirei essere citato negli articoli.
- il Boomstick è un premio cazzuto. Se l'avete vinto non siete delle mezze cartucce, ma... se non rispettate le quattro semplici regole che lo caratterizzano, allora mezze cartucce diverrete. E vi beccherete d'ufficio, in quanto tali, il celeberrimo Bitch Please Award.